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venerdì 21 marzo 2008

La Cerca, Chapter 2: Piccole testate, grande godimento.

La cerca continua.

Considerando la vetrina immensa che il web costituisce, oltre alle (carissime) riviste specializzate d’importazione, mi ritrovo spesso in un’imbarazzante e frustrante situazione.

Ovvero, sono interessato ad alcuni prodotti, ma essendo di scarsa reperibilità in Italia per mancanza di iniziativa dei rivenditori (che non mancano di ingolfare i propri negozi con intere sezioni della Grande Muraglia fatte di Marshall Valvestate o Peavey e Ibanez entry level) non posso toccarli con mano.

Allora, gli unici strumenti a mia disposizione sono i demo amatoriali su Youtube, quelli sui giornali e i forum di appassionati che mettono a disposizione i sound clip dei suddetti ampli. I risultati possono variare grandemente, e sono tutt’altro che affidabili; questo per gli ovvi motivi inerenti qualità del microfono della telecamera (o peggio, della webcam!), operazioni di post-produzione sulle tracce audio (filtri, effetti, equalizzazioni, compressori, limiter, due foglie di menta, zucchero di canna e lime pestato), e abilità dell’improvvisato recensore.

Ma si fa quel che si può, dato che (dannazione!) di roba interessante e che a mio avviso aprirebbe una fetta di mercato totalmente nuova in Italia ne esce, eccome.

Per esempio, le testate valvolari per chitarra a basso wattaggio.

Concetto ultimamente sviluppato, dopo che l’edonismo reganiano in spandex degli anni ’80 e la decadenza degli (splendidi) anni ’90 avevano innalzato l’half stack da 100w e cassa 4x12 a massimo status symbol fallico-musicale. Un po’ l’equivalente del Cayenne di oggi. Con le dovute differenze.

Il risultato fu una generazione di chitarristi da cameretta con annesso bestione da 60 kg per un metro e venti piazzato tra letto e comò, genitori e vicini con grossi scompensi d’umore e di udito e svariati incidenti domestici.

Oltre all’indiscussa qualità e al fascino intramontabile di testata e cassa, non si considerava il problema principale di un tale equipaggiamento: un valvolare a basso volume non suona affatto bene! Non ce la fa, non si affronta, è come comprare una Mustang GT e convertirla a GPL! Inoltre, persino il concetto di ‘basso volume’ su un 100w valvolare è relativo.
Mettere il master di una Peavey 5150 o di un Marshall JCM800 2203 oltre il 2 in casa creava curiosi effetti collaterali, sintetizzati in seguito da un fisico neozelandese nel seguente elenco:

- Cambiamento inclinazione asse terrestre

- Esplosione palle di vetro con fuoriuscita di acqua, succedaneo della neve e monumento architettonico (i monumenti possono variare)

- Sanguinamento orecchie

- Morte

I wattaggi osceni portarono anche difficoltà in studio, e poco a poco nacquero graziosi aggeggi come il THD Hotplate, un limitatore di output che permette di suonare a volume contenuto senza sacrificare la saturazione delle valvole e quindi la qualità del suono.

Ma negli ultimi anni assistiamo al fiorire di numerosissime testate valvolari classe A di bassissimo wattaggio, per l’uso domestico, in sala prove o piccolo locale.

Oltre ad essere (relativamente) economiche e di facile trasportabilità, permettono utilizzi molteplici e danno il meglio di sé al momento di registrare in studio.

E come poteva lo Squattrinato dalle Dita d’Oro restare indifferente a tanta sciccheria?

Le possibilità sono tante, dalle più elitarie THD Univalve e Cicognani Brutus (di cui parlerò presto) alle scelte più economiche come l’Epiphone Valve Jr. o la splendida Tiny Terror della Orange.

Ma oggi vi voglio mettere la pulce nell’orecchio accennando al Blackheart BH5H!

Appartenente ad una nuova divisione della Crate, la Blackheart salta in groppa al dragone cinese e decide di costruire degli ampli con mentalità, suono e componentistica boutique localizzando la produzione in Cina.
Lo so, il pensiero vola inevitabilmente a quei rasoi elettrici delle bancarelle che per 5 euro ti permettono di suicidarti per auto-scuoiamento comodamente a casa tua.
Ma qui parliamo di un semplice escamotage.
Il Blackheart, a giudicare dalla reazione di pubblico e esperti del settore, ha ottenuto risultati degni di nota: bello da vedere (il logo da tatuaggio biker è ignoranza pura!), suona sorprendentemente bene, pesa poco, funge a 3/5w splittabili (triode/pentode), è facile da modificare… per le specifiche, vi rimando al sito ufficiale, io qui voglio solo mettervi la pulce nell’orecchio (la seconda, ho finito le pulci…)

Il prezzo? E' qui che si ride. Con la cassa 1x12 closed-back abbinata ci aggiriamo sui 430$... i calcoli fateli da soli, ma per favore è obbligatorio bullarsi tantissimo per il dollaro debole.

Dategli un’occhiata e ditemi cosa ne pensate. A quella somma, e con un booster per dargli quella cattiveria in più (di fabbrica, il monocanale non arriva oltre un incazzato Marshall vintage), potrei anche togliermi lo sfizio.


giovedì 20 marzo 2008

La Cerca, ovvero The Quest for the One Amp. Chapter 1 - Il Patinato Mondo dell'Amp Modelling

E' davvero una passione grande quella che spinge lo Squattrinato dalle Dita d'Oro a perseverare imperterrito nella Cerca.
Non sono draghi né meschini e potenti negromanti gli abitanti dei suoi dungeon. No, c'è di peggio.
A guardia dei tesori inestimabili, poggiati in terra a grappoli o appesi ai muri come in rastrelliere d'armi bianche, ci sono le creature più letali, temibili e odiose del creato:
i Commessi del Negozio di Strumenti Musicali.
Ma non mi scoraggio, e da anni peregrino vagolo da un guitar shop all'altro, senza mai un soldo da parte che conferisca al mio sguardo la giusta dose di arroganza per domare i Commessi, guardando e provando qualsiasi cosa.
Dopo che il destino avverso e beffardo mi ha privato della possibilità di fare mio un half-stack Marshall 6100 LM 30th Anniversary (grazie tante al laptop che mi ha lasciato proprio in quel momento) mi ritrovo nel buio più totale, l'abisso che solo chi ha provato personalmente sa riconoscere.
Voglio un ampli con le contropalle, e lo avrò. Con che grana ancora non lo so, ma per quelli come me questi sono dettagli trascurabili.
Chapter 1
Cazzo che bella testa! Lo chassis è di rara avvenenza, cromato e lucido con un tenute lucore blu elettrico che proviene dall'interno. Ma di valvole nemmeno l'ombra, è una Line 6 HD147, 300w interamente solid state, e godzillioni di effetti, emulazioni di cabinet e ampli. In pieno stile Line 6.
Ed ecco che emergo dal mio stato di alterazione delle percezioni e mi trovo di faccia lui, il Commesso.
Non guardarlo negli occhi, o in men che non si dica ti ritroverai a fumarti una Lucky Strike camminando senza meta dall'altra parte della città, senza neanche sapere come ci sei arrivato.
Con aria competente, continuo a soppesare con lo sguardo la testata, e con calcolato atteggiamento indifferente gli chiedo di provarla.
Presto detto, mi porta nelle segrete, attacca una Ibanez Paul Gilbert signature e mi da il via libera.
Pompo il volume e inizio a smanettare con i preset.
Le funzionalità sono talmente tante da far venire il capogiro, e una decisa sensazione di onnipotenza mi pervade le membra. C'è tutto quassù, dal Marshall JCM800 al Bogner Ubershall, passando per i Plexi e i puliti (cristallini) dei Fender.
Ma la realtà dei fatti è ben diversa.
Dopo poco mi rendo conto che, forse complice una pessima 4x12 Line6 abbinata, non riesco ad ottenere un suono soddisfacente.
Un fastidioso senso di artificiale, di sintetico, inficia la mia session di prova. Tipici difetti dei solid state come un accentuato ooooomph sulle ritmiche in palm muting, in modalità modern high gain (leggi Mesa Dual Rectifier et similia), tentativi di pinch harmonics naufragati in miseri wink e sterilità da acciaio chirurgico sui puliti (che come pregio di fatto hanno di essere davvero molto puliti) mi fanno lentamente recedere dall'idea dell'acquisto. Ottima versatilità, quasi ineguagliabile, a scapito di quella carezza che un suono (anche uno solo) ti sa dare se è davvero quello 'vero'.
E Dio solo sa che quel calore, quel brivido di piacere è l'unico antidoto all'amarezza che ti prende quando spendi una certa quantità di denaro. Soprattutto quando non sai nemmeno da dove lo hai tirato fuori, ma sai le rogne che ti aspettano per colmare la voragine nelle tue finanze.
Niente da fare quindi, un prodotto tutto sommato decente, che vanta anche alcuni endorser professionisti (cosa che in sé non vuol dire un bel niente, in effetti, ma tant'è), ma dopo anni passati ad affinare l'arte di arrangiarsi e quella del compromesso, non mi accontento di niente che non sia the real deal.
Dato tra l'altro che la testata non è che la stessero proprio regalando (prezzo scandaloso in negozio, ma anche in rete non si scendeva sotto gli 800 eurozzi), ho metaforicamente estruso il mio dito medio e me ne sono andato con un nulla di fatto.
Qualche mese dopo, il negozio ha chiuso. Curioso, nonostante i prezzi da trafficanti di armi e i soliti atteggiamenti spocchiosi e truffaldini, provo compassione per loro. Ma come disse un saggio che portava molto bene i suoi 80 e passa anni "Non abbiate pietà, perché loro non ne avranno"

Riparte la Cerca.
Dannazione, lo so che sei là fuori da qualche parte, e giuro che ti troverò...
...o morirò nell'impresa.

lunedì 17 marzo 2008

Mondo Marcio te lo dice fra i denti

Giovane, rabbia, dissenso.
Mondo Marcio non ha avuto una vita facile. Era incazzato già nella placenta.
Si è fatto strada a morsi nel mondo salvo poi rendersi conto che, ai lasso, era marcio.
Quanta rabbia.
E' cresciuto, Marcio, e con lui la sua rabbia. Tanta, indomabile rabbia.
Un giorno, preso da un accesso di rabbia rabbiosa, come un cane rabbioso si arrabbiò e morse il tubetto del Cukident della nonna.
In un attimo, la sua vita cambiò.
I suoi dentini da ghiottone furioso vennero cosparsi della mortifera pastetta, e come risultato di tale connubio si ritrovò con le due arcate dentali inevitabilmente, e irreversibilmente, adese.
Che rabbia.
Si rese conto che quell'atto genuino e istintivo di distruzione, figlio della rabbia, lo aveva portato a vedere il mondo da un'angolazione del tutto inedita.
Ora la sua rabbia, se comunicata verbalmente, ne aveva guadagnato!
Ogni parola, immolata ogni corretta articolazione fonatoria sull'altare del dio della rabbia, usciva ora pregna di rabbia.
Le 't' sfrigolavano come delle 'ts', minacciose come cobra reali.
Le 'r' arrotate, invece che suggerire mollezza di intenti e di animo, suonavano come rifiuti gettati nel secchio dell'umido, putibonde e non volute, gocciolanti rabbia e indifferenza e pericolose come un ubriaco rissoso, rilassato ma pronto a colpire.
Marcio ora aveva trovato la sua strada.
Marcio avrebbe rappato.
Quale modo migliore per comunicare tutta la rabbia giovane che si portava dentro, ribollente come un minestrone della Valle degli Orti misto a semtex in una pentola a pressione.
Marcio ci ha rabbia, e kuando rappa te lo dice fra i denti.

domenica 16 marzo 2008

Let's kick it!

Vi siete appena imbattuti nel mio personale quaderno degli appunti.
Benvenuti!
Non sono un granché con i discorsi di apertura, perciò ve la farò breve: qui parlerò di musica. Sembra quasi di sentire i cori sarcastici levarsi nell'aere "Oooh, un blog sulla musica, incredibboli!".
Il fatto è che qui si parlerà di come intendo io la musica. Sangue, sudore, birra e un v8 HEMI che tossisce in sottofondo.
Come disse un mio caro amico, "se non c'è rullante e distorsione non è roba per te".
Quanto hai ragione, fratello...
Ergo, se vi interessa fare due chiacchiere sulla musica suonata e quella da ascoltare, dall'ultima uscita stoner-doom alle novità nel campo delle testate valvolari a basso wattaggio, passando per le elucubrazioni GAS fino ai dibattiti su chi sia attualmente il parrucchiere di Zakk Wylde, fate un salto qui di tanto in tanto.
Io per ora stacco, mi sono già stufato di tutto questo manifesto d'intenti.
Cheerz!
8ulls3y3.